Non stiamo parlando di una formula per diventare ricchi, né di un investimento capace di garantire risultati straordinari. Stiamo parlando di una domanda che molti giovani studenti potrebbero iniziare a porsi, cosa accadrebbe se una piccola parte del denaro destinato ai consumi quotidiani venisse utilizzata per conoscere ed eventualmente, partecipare allo sviluppo di una tecnologia emergente? Il 2026 ha mostrato quanto sia complesso valutare un progetto tecnologico osservando esclusivamente il prezzo di mercato. UNI ha iniziato l’anno in un contesto difficile, scendendo progressivamente fino a registrare valori inferiori ai 3 dollari durante giugno, periodo orientativo di redazione del nostro primo articolo sul caso. Successivamente ha recuperato terreno, chiudendo settembre intorno a 8,87 dollari, prima di tornare nell’area dei 7 dollari durante ottobre.
Un progetto può continuare a svilupparsi mentre il suo token attraversa periodi di debolezza, così come una criptovaluta può aumentare rapidamente di prezzo senza che il modello economico sottostante sia migliorato nella stessa proporzione. La quotazione racconta ciò che il mercato è disposto a pagare in un determinato momento, non necessariamente il valore futuro dell’infrastruttura. Per questo, quando torniamo a studiare Uniswap, vogliamo osservare non soltanto il grafico, ma le caratteristiche che potrebbero renderlo competitivo nei prossimi anni.
Quando abbiamo parlato per la prima volta di Uniswap, ci interessava soprattutto comprendere il modello che aveva contribuito a rendere popolare. Oggi torniamo sull’argomento perché la finanza decentralizzata sta attraversando una nuova fase, nella quale la competizione non riguarda soltanto il prezzo dei token, ma anche la capacità di costruire infrastrutture utilizzabili da milioni di persone. Uniswap non è semplicemente una criptovaluta, è un ecosistema di protocolli e prodotti che permettono di scambiare asset digitali attraverso smart contract, mentre UNI è il token collegato alla governance del protocollo. Investire in UNI non significa acquistare una quota azionaria di Uniswap Labs e il successo dell’applicazione non garantisce automaticamente una crescita proporzionale del token. È una distinzione fondamentale, soprattutto per chi si avvicina al settore con capitali limitati. Immaginiamo di voler scambiare Ethereum con una stablecoin, con una piattaforma centralizzata, l’operazione può essere gestita attraverso un sistema che abbina gli ordini di acquisto e vendita degli utenti. Uniswap utilizza invece un modello che ha contribuito a rivoluzionare il settore: gli Automated Market Maker, o AMM. Attraverso specifici smart contract, gli utenti possono scambiare asset utilizzando riserve di liquidità depositate da altri partecipanti. Queste riserve prendono il nome di liquidity pool e rappresentano uno degli elementi centrali dell’infrastruttura. Chi mette a disposizione il proprio capitale viene definito liquidity provider e può ricevere commissioni generate dagli scambi maa attenzione, perché non si tratta di un deposito bancario e nemmeno di una rendita garantita. I prezzi possono oscillare, la composizione degli asset può cambiare e il risultato economico può essere inferiore a quello ottenuto conservando semplicemente le criptovalute; esistono inoltre rischi tecnologici, di liquidità e di perdita del capitale.
Uniswap permette di organizzare mercati attraverso regole informatiche pubblicamente verificabili, senza affidare necessariamente a un intermediario centralizzato l’esecuzione degli scambi. Alt, questo non significa eliminare ogni forma di intermediazione economica o ogni rischio ma distribuire alcune funzioni attraverso infrastrutture tecnologiche differenti.
Nel tempo il modello si è evoluto. Uniswap v3 ha introdotto la liquidità concentrata, permettendo ai fornitori di capitale di scegliere intervalli di prezzo nei quali impiegare le proprie risorse. Uniswap v4 ha aggiunto gli hooks, strumenti programmabili che consentono agli sviluppatori di personalizzare determinate caratteristiche delle pool. Ed è qui che il progetto diventa interessante anche da una prospettiva imprenditoriale, non soltanto un’applicazione utilizzata per acquistare criptovalute ma una tecnologia sulla quale possono essere costruiti altri servizi. Con l’approvazione di UNIfication nel dicembre 2025, è stato introdotto un meccanismo che collega determinate commissioni del protocollo alla distruzione permanente di token UNI, il cosiddetto burn. In pratica, alcune commissioni vengono raccolte attraverso smart contract e possono essere riscattate da partecipanti che, per ottenerle, devono bruciare una quantità stabilita di UNI. Il risultato è una riduzione dell’offerta del token, come qualcosa che è già accaduto ed ha sfondato e noi siamo qui per capire se potrà ricapitare.
Solana? Una relazione reale che potrebbe cambiare l’esperienza degli utenti
Uniswap e Solana non sono la stessa cosa, partiamo dal presupposto, Solana è una blockchain di primo livello mentre Uniswap è un ecosistema di protocolli e prodotti dedicati principalmente agli scambi decentralizzati. Eppure, dal 16 ottobre 2025 esiste un collegamento tecnologico concreto con cui l’applicazione web di Uniswap permette di effettuare scambi di token presenti su Solana attraverso un’integrazione con Jupiter, uno degli aggregatori di liquidità dell’ecosistema.
È un rapporto strategico interessante perché mostra una possibile direzione della finanza decentralizzata: meno applicazioni da imparare, più mercati accessibili attraverso esperienze digitali integrate. Uniswap può ampliare il pubblico raggiungibile, mentre Solana può beneficiare di un ulteriore punto di accesso al proprio ecosistema. Non esiste però alcuna garanzia che questa integrazione produca automaticamente una crescita di UNI o SOL.
Arriviamo alla parte più interessante per chi oggi frequenta l’università, svolge un lavoro part-time oppure desidera iniziare a conoscere il mondo degli investimenti senza disporre di grandi capitali. Immaginiamo uno studente che scelga di destinare 30 euro al mese, per tre anni, a un’attività di accumulazione. Non necessariamente perché abbia individuato il prossimo grande successo, ma perché desidera imparare a gestire il proprio denaro e comprendere il funzionamento dei mercati. Trenta euro possono sembrare pochi, soprattutto se confrontati con i patrimoni dei grandi investitori, eppure ripetuti per 36 mesi, diventano 1.080 euro di capitale versato. Non sono una fortuna, ma nemmeno una cifra irrilevante per uno studente. Rappresentano denaro reale che potrebbe essere utilizzato per libri, trasporti, formazione o altre necessità. Facciamo un esercizio, se al termine dei tre anni, il valore delle quote acquistate fosse mediamente raddoppiato rispetto al loro costo di acquisto, i 1.080 euro versati varrebbero circa 2.160 euro. Se il valore finale fosse cinque volte il costo complessivo, arriveremmo a 5.400 euro. Con una moltiplicazione di dieci volte, il valore teorico diventerebbe 10.800 euro. Sono cifre capaci di attirare l’attenzione di uno studente ma dobbiamo ricordare che rappresentano scenari ipotetici, non rendimenti attesi. Inoltre, con acquisti mensili effettuati a prezzi differenti, il risultato dipende dal numero effettivo di token accumulati e dalla loro quotazione finale. Non basta quindi moltiplicare il prezzo di oggi per un numero immaginato per conoscere il valore futuro del piano. Un risultato dieci volte superiore al capitale versato richiederebbe condizioni di mercato eccezionalmente favorevoli. Un risultato cento volte superiore, che trasformerebbe 1.080 euro in 108.000 euro, sarebbe ancora più estremo e non dovrebbe essere considerato una prospettiva ragionevole sulla quale organizzare la propria vita finanziaria.
E se perdessimo tutto?
È una domanda che dovremmo porci prima ancora di immaginare quanto potremmo guadagnare. Se uno studente investisse 30 euro al mese per 36 mesi e il valore delle criptovalute acquistate si azzerasse, perderebbe complessivamente 1.080 euro, oltre agli eventuali costi sostenuti. Se invece avesse scelto di destinare 25 euro al mese, il capitale complessivo sarebbe di 900 euro. Il vero insegnamento di un piano da 30 euro al mese potrebbe non dipendere esclusivamente dal risultato di UNI ma potrebbe essere la capacità di costruire una routine, osservare un mercato, leggere documentazione tecnica e comprendere come funzionano rischio, liquidità e volatilità.
Uno studente che inizia a distinguere un token di governance da un’azione societaria, un exchange decentralizzato da una blockchain e una commissione di protocollo da un rendimento personale sta già acquisendo competenze utili. Anche decidere di non investire dopo aver studiato un progetto può rappresentare una scelta finanziaria consapevole.
Forse la vera domanda non è se 30 euro al mese possano trasformarsi in un grattacielo, ma come utilizzare al meglio le risorse disponibili per costruire qualcosa che oggi non possediamo. In alcuni casi potrebbe avere senso risparmiare, in altri investire nella propria formazione, in altri ancora studiare un piccolo investimento speculativo. Non esiste una risposta valida per tutti.
Non sappiamo quanto varrà UNI nel 2029. Possiamo però decidere quanto saremo preparati a comprendere il mondo finanziario che troveremo allora.
ProsperT – Il magazine degli Ambiziosi in Carriera.
L’articolo propone un esercizio di educazione finanziaria e scenari puramente ipotetici. Non costituisce una raccomandazione di acquisto di UNI, SOL o altre criptovalute. Gli investimenti in cryptoasset sono altamente speculativi e possono comportare la perdita totale del capitale.
La documentazione ufficiale conferma che il modello Uniswap si basa su commissioni di scambio e liquidità, che il token UNI è collegato alla governance e che dal dicembre 2025 determinate commissioni contribuiscono al meccanismo di burn. L'integrazione con Solana è stata annunciata da Uniswap Labs il 16 ottobre 2025 e utilizza l'API di Jupiter per gli scambi accessibili dall'applicazione web. Per il riferimento di mercato, UNI ha chiuso il 18 ottobre 2026 a circa 7,19 dollari secondo lo storico CoinGecko. È un dato puntuale, non una previsione per i tre anni successivi.





