Tra shaker e leggenda
La storia di un LONG ISLAND
Cocktail e storia, due cose che a prima vista sembrano avere poco in comune, eppure quasi ogni drink porta con sé una storia da raccontare. Alcuni nascono nei grandi hotel, altri nei bar più nascosti, altri ancora tra racconti, leggende e versioni diverse tramandate nel tempo.
Nel caso del “Long Island Iced Tea” la leggenda narra che sia nato sotto il Proibizionismo americano degli anni ’20, periodo noto per il fatto che la produzione, la vendita e il trasporto di alcolici erano vietati in tutta la nazione, comportando un forte contrabbando di quest’ultimi.
Proprio per questo, secondo la leggenda, il suo colore avrebbe permesso di camuffarlo facilmente sotto le mentite spoglie di un innocente tè freddo. Una storia sicuramente affascinante perché richiama subito l’atmosfera degli speakeasy dei locali clandestini del jazz e di quei bicchieri serviti lontano da occhi indiscreti. Tuttavia, come spesso accade nel mondo dei cocktail, tra leggenda e realtà il confine non è sempre così chiaro. Una versione più probabile, invece, narra che Robert “Rosebud” Butt sia stato il vero padre del Long Island, creandolo nel 1972 a Long Island, New York, durante un concorso indetto dal locale Oak Beach Inn. L’obiettivo era quello di realizzare un nuovo cocktail a base di triple sec, e da quell’occasione sarebbe nato uno dei drink più conosciuti e ordinati al mondo.
La bevanda deve il suo nome non alla presenza effettiva di tè freddo, che infatti non compare nella ricetta, ma all’aspetto finale della preparazione. Il colore ambrato dato soprattutto dalla cola e dal limone, ricorda molto quello di un tè freddo al limone, creando così quell’effetto visivo che ancora oggi rende il Long Island immediatamente riconoscibile. Insomma sulla sua origine non abbiamo una storia ufficiale però siamo sicuri sul fatto che esso sia un cocktail forte, deciso e particolare, composto da diversi distillati, ma capace se preparato bene di mantenere un gusto sorprendentemente equilibrato. Forse proprio questa la sua caratteristica più curiosa è che dietro l’apparenza di un semplice tè freddo si nasconde uno dei cocktail più potenti e iconici della miscelazione moderna. Ci sarà un motivo se migliaia di manager amano berlo dopo una riunione?
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