Aprire la propria applicazione di investimento e trovare quasi tutto in rosso può impressionare, soprattutto quando si è giovani e si è iniziato da poco a osservare i mercati finanziari. Azioni che scendono, tecnologia sotto pressione, investitori più prudenti e contemporaneamente, il prezzo del petrolio che torna a correre. Lo scenario di oggi 14 Settembre, in realtà, spesso esiste un filo capace di collegarle. Il petrolio è uno di questi, quando il suo prezzo aumenta rapidamente, infatti, il problema non riguarda soltanto quanto spenderemo per fare benzina. Il petrolio continua a essere una materia prima fondamentale per trasporti, logistica, industria, aviazione e numerose produzioni. Se costa di più spostare una merce, produrla o consegnarla, una parte di quel costo può arrivare fino alle aziende e successivamente al consumatore. Un’azienda che improvvisamente deve sostenere costi maggiori potrebbe vedere ridursi i propri margini. Se invece trasferisce questi aumenti sui prezzi dei prodotti, può contribuire alle pressioni inflazionistiche e se l’inflazione rimane elevata, le banche centrali hanno meno spazio per rendere il denaro più economico. Ecco l’analisi di oggi che ProsperT magazine sta dando allo scenario borsistico mondiale.
Per uno studente che vuole comprendere i mercati, questa è probabilmente una delle lezioni più importanti; un’azione non vive isolata dentro un grafico.
Immaginiamo un’impresa europea che produce un bene in Italia, acquista componenti dall’estero e distribuisce il prodotto attraverso migliaia di chilometri di trasporto. Se l’energia aumenta, aumenta una parte dei suoi costi. Se aumentano i costi, l’impresa deve scegliere se assorbirli riducendo il proprio margine oppure trasferirli almeno parzialmente sul consumatore. Moltiplichiamo questo meccanismo per migliaia di aziende e iniziamo a comprendere perché i mercati osservino il petrolio quasi come un termometro dell’economia mondiale. Naturalmente non tutte le società reagiscono allo stesso modo, per alcune aziende energetiche un prezzo maggiore del greggio può rappresentare un’opportunità; per attività fortemente dipendenti dal carburante può invece diventare un problema. Ma allora il petrolio non doveva scomparire? Negli ultimi anni abbiamo sentito parlare continuamente di transizione energetica, batterie, mobilità sostenibile e progressiva elettrificazione delle automobili ma economia e tecnologia raramente procedono attraverso una linea perfettamente retta. L’Europa continua a perseguire la decarbonizzazione del trasporto, ma il dibattito politico e industriale sulle regole del 2035 si è progressivamente riaperto. La Commissione europea ha proposto una maggiore flessibilità rispetto all’impostazione originaria, lasciando spazio, entro determinati requisiti, anche a tecnologie differenti dalla pura alimentazione elettrica.
L’elettrico rimane una componente fondamentale della trasformazione automobilistica. Quello che viene rimesso in discussione è piuttosto l’idea che debba necessariamente esistere una sola tecnologia vincente.
Investire dunque, non significa indovinare quale sarà il colore del mercato domani. Significa imparare progressivamente a comprendere le relazioni che muovono capitale, imprese e persone.
Il petrolio che sale, le Borse che diventano rosse e l’Europa che discute nuovamente il futuro dell’automobile non sono tre notizie separate.
ProsperT – Il magazine degli Ambiziosi in Carriera.
Il presente articolo ha finalità esclusivamente informative e culturali e non costituisce una raccomandazione di investimento.


