Per anni abbiamo considerato il videogioco come una forma di intrattenimento separata dal mondo dell’economia. Si giocava, ci si divertiva, si parlava con gli amici di un titolo particolarmente riuscito e al massimo si attendeva con entusiasmo l’uscita del capitolo successivo. Oggi quella separazione è molto più sottile. Dietro alcuni dei videogiochi più amati al mondo esistono società con miliardi di dollari di ricavi, proprietà intellettuali globali, modelli di business ricorrenti e, in alcuni casi, azioni acquistabili sui mercati finanziari. Questo significa che il consumatore può iniziare a osservare il videogioco anche da un’altra prospettiva. Non soltanto chiedersi se un titolo sia bello, coinvolgente o tecnicamente avanzato ma comprendere quale azienda lo sviluppa, come monetizza la propria community, quanto è forte il marchio e quanto valore economico può creare negli anni.
È qui che nasce una domanda interessante: possiamo giocare a ciò che amiamo e, contemporaneamente, investire nelle imprese che stanno costruendo quel mondo?
La risposta è sì, ma con una distinzione fondamentale. Comprare un videogioco e comprare un’azione non sono la stessa cosa. Nel primo caso acquistiamo un prodotto, nel secondo diventiamo proprietari di una piccolissima parte di un’azienda, assumendoci anche il rischio che il suo valore possa diminuire. Il punto interessante, però, è che le due esperienze possono aiutarci a leggere lo stesso fenomeno da prospettive differenti. Un videogiocatore particolarmente attento potrebbe accorgersi prima di altri che una determinata casa di sviluppo sta creando qualcosa di speciale. Potrebbe notare una community che cresce, un titolo che continua a essere discusso dopo anni, un universo narrativo capace di generare sequel, merchandising, contenuti digitali e nuove forme di monetizzazione. Non significa possedere una formula per prevedere la Borsa. Significa conoscere dall’interno uno dei prodotti attraverso cui quella società genera valore. Un videogioco di successo non vive soltanto nel momento in cui viene acquistato, può trasformarsi in un ecosistema capace di generare ricavi attraverso contenuti aggiuntivi, valute virtuali, abbonamenti, aggiornamenti, collaborazioni commerciali e nuovi capitoli. Quando una community continua a parlare di un gioco, crea attenzione. L’attenzione genera nuovi utenti. Nuovi utenti possono trasformarsi in ricavi e quando un’impresa dimostra di saper mantenere questa relazione per molti anni, il mercato finanziario tende naturalmente a interessarsi alla qualità di quel modello. Ma qui bisogna evitare una semplificazione, se compriamo un titolo, ne parliamo bene e convinciamo qualche amico a giocare, non stiamo facendo salire direttamente un’azione in Borsa. Le società videoludiche vengono valutate sulla base di elementi molto più grandi: ricavi, margini, costi di sviluppo, pipeline dei prossimi giochi, numero di utenti, crescita internazionale, aspettative degli investitori e capacità del management. Fortnite rappresenta probabilmente uno degli esempi migliori. Dietro il gioco c’è Epic Games, società che ha costruito qualcosa di molto più grande di un semplice battle royale. Fortnite è diventato nel tempo uno spazio digitale nel quale convergono gaming, eventi, creator, collaborazioni con marchi internazionali e contenuti generati dagli utenti.
Ma per un investitore esiste un dettaglio essenziale: Epic Games non è quotata in Borsa.
Il caso di Red Dead Redemption è ancora più interessante perché il collegamento con i mercati finanziari è diretto. La serie è sviluppata da Rockstar Games. Rockstar, però, appartiene interamente a Take-Two Interactive Software, società quotata al Nasdaq con ticker TTWO. Take-Two conferma di sviluppare e pubblicare i propri prodotti principalmente attraverso Rockstar Games, 2K e Zynga.
Significa che chi acquista azioni Take-Two non sta acquistando esclusivamente Red Dead Redemption. Sta comprando una partecipazione in un gruppo che possiede diversi studi, franchise e attività.
Ed è cosi che inizia la strada verso la produzione di utili, divertendosi giocando.
Alla prossima chicca.
Un articolo prodotto dalla presidenza di ProsperT magazine


