Se la prossima grande opportunità imprenditoriale non nascesse in una banca, in un fondo d’investimento o in una società tecnologica, ma all’interno di un Music Studio? La musica sta attraversando una trasformazione interessante, nella quale il ritorno delle sonorità del passato incontra strumenti digitali, nuove abitudini di consumo e una generazione di giovani creator che possiede competenze artistiche sempre più sofisticate, ma non necessariamente le risorse economiche per trasformarle in impresa.
Equity on Music, un modo di osservare la musica non soltanto come intrattenimento, ma come patrimonio culturale, proprietà intellettuale e possibile infrastruttura economica.
La New Wave, prima ancora di diventare un’espressione contemporanea per raccontare il ritorno di certe sonorità, è stata una stagione di sperimentazione culturale. Tra la fine degli anni Settanta e gli anni Ottanta, il movimento musicale associato alla New Wave contribuì a ridefinire il rapporto tra rock, elettronica, sintetizzatori, estetica e identità giovanile. Gruppi, produttori e artisti iniziarono a costruire linguaggi riconoscibili, nei quali la musica non rappresentava soltanto una sequenza di note ma anche un modo di vestirsi, frequentare determinati luoghi e riconoscersi in una comunità. Il passato sta diventando nuovamente una materia prima creativa.
È proprio questo uno degli aspetti economicamente più interessanti, una tendenza musicale può generare valore ben oltre il brano che ascoltiamo, influenzandone abbigliamento, design, eventi, comunicazione, pubblicità, locali, esperienze culturali e persino il posizionamento di nuovi marchi. Un genere musicale diventa un linguaggio condiviso e quando questo è riconosciuto da una comunità può nascere un mercato disposto a investire tempo e denaro per farne parte. La domanda, quindi, non è soltanto quale sarà il prossimo artista di successo, ma chi costruirà le imprese intorno alle persone che desiderano partecipare a quella cultura. La rivoluzione dei Music Studio avverrà dalla sala di registrazione alla scuola di impresa.
Per molti anni abbiamo immaginato il Music Studio come uno spazio nel quale un artista entra, registra un brano, paga una prestazione e torna a casa. Un modello perfettamente legittimo ma che oggi potrebbe rappresentare soltanto una parte delle opportunità disponibili; il Music Studio del futuro potrebbe trasformarsi invece in un ambiente nel quale convivono produzione musicale, formazione, sperimentazione tecnologica, networking e sviluppo di progetti imprenditoriali e non soltanto uno studio nel quale registrare musica. Il punto però non dovrebbe essere creare una classe sociale esclusiva nella quale il valore delle persone dipende dal patrimonio che possiedono. Sarebbe più interessante costruire una classe di competenze imprenditoriali, riconoscibile per mentalità, responsabilità e capacità di collaborare. Uno studente potrebbe entrare in una scuola per imparare a produrre musica e uscirne con una conoscenza più ampia del business, della proprietà intellettuale e delle opportunità offerte dal mercato internazionale. Riguardo a ciò, esiste una contraddizione che attraversa numerosi settori creativi. Da una parte troviamo giovani con competenze tecniche, creatività e una straordinaria familiarità con le piattaforme digitali ma con risorse finanziarie limitate. Dall’altra esistono imprenditori e investitori con patrimoni importanti, capacità organizzative e relazioni internazionali, che non sempre conoscono direttamente i linguaggi e le dinamiche delle nuove comunità musicali.
Il talento possiede idee che il capitale non sempre riesce a vedere. Il capitale possiede strumenti che il talento non sempre riesce a raggiungere.
La vera innovazione sarebbe rendere queste relazioni meno occasionali e più organizzate con Mentorship, incontri riservati, laboratori di impresa, presentazioni di progetti e collaborazioni tra professionisti potrebbero trasformare lo studio musicale in un piccolo ecosistema economico. Un ambiente nel quale il giovane creator non viene considerato soltanto come un artista in cerca di visibilità, ma come una persona capace di sviluppare un’attività professionale, costruire proprietà intellettuale e partecipare alla crescita di un’impresa.
Per comprendere fino in fondo questa trasformazione bisogna iniziare a osservare la musica anche attraverso il linguaggio della finanza dove, un brano non è soltanto un file audio. Può essere collegato a diritti d’autore, diritti editoriali, diritti sulla registrazione, licenze e flussi economici generati dal suo utilizzo. Una composizione può continuare a produrre ricavi nel tempo attraverso ascolti, sincronizzazioni audiovisive, esecuzioni pubbliche e altre forme di sfruttamento economico, secondo gli accordi applicabili. È da qui che prende forma il concetto di Equity on Music. Un Music Studio potrebbe sviluppare una società dedicata alla produzione, alla formazione o alla gestione di un catalogo musicale, prevedendo forme di partecipazione al capitale da parte di soggetti interessati al progetto. Un artista potrebbe collaborare con un’impresa attraverso accordi sui ricavi, licenze o altre strutture contrattuali. Una scuola potrebbe diventare parte di un gruppo più ampio di attività creative, mantenendo una propria identità culturale. Naturalmente, possedere una quota societaria non equivale a possedere automaticamente i diritti di un brano, così come partecipare ai ricavi di una registrazione non significa necessariamente essere azionisti della società che la gestisce. Sono rapporti giuridici ed economici differenti che richiedono accordi chiari e una corretta attribuzione dei diritti ed è proprio la conoscenza di queste differenze che dovrebbe entrare nei programmi delle nuove scuole musicali.
Equity on Music è la nuova frontiera delle azioni tokenizzate
Arriviamo così a uno degli scenari più interessanti ma anche più delicati, dell’evoluzione del settore: la tokenizzazione delle partecipazioni economiche. Attraverso determinate infrastrutture blockchain è tecnicamente possibile rappresentare digitalmente diritti e strumenti finanziari mediante token, secondo strutture che devono essere definite sul piano giuridico e tecnologico. Immaginiamo un Music Studio organizzato come impresa, con attività di formazione, produzione e gestione di progetti creativi.
In un modello futuro, adeguatamente regolamentato, alcune partecipazioni potrebbero essere rappresentate da strumenti digitali tokenizzati. Un investitore potrebbe così detenere una posizione registrata attraverso un’infrastruttura tecnologica, mentre la società continuerebbe a svolgere le proprie attività economiche nel mondo reale. Ma attenzione, un token non diventa un’azione soltanto perché viene chiamato equity token. Per rappresentare una partecipazione societaria o un altro strumento finanziario devono esistere diritti effettivi, documentazione contrattuale, regole di emissione, eventuali registri riconosciuti e il rispetto della normativa applicabile. Inoltre, non tutti i token sono criptovalute e non tutti possono essere liberamente scambiati su piattaforme crypto. Il collegamento con l’universo delle criptovalute potrebbe riguardare alcune infrastrutture tecnologiche, i sistemi di registrazione, l’interoperabilità e dove consentito, determinate modalità di trasferimento e regolamento; non significa però che un’azione tokenizzata possa essere negoziata automaticamente su un exchange di criptovalute. Gli strumenti finanziari tokenizzati rimangono soggetti alle regole applicabili agli strumenti finanziari, anche quando utilizzano tecnologie blockchain. Questa distinzione è fondamentale perché permette di separare l’innovazione reale dalla semplice speculazione.
Il futuro della musica tokenizzata non dovrebbe consistere nel creare un token per ogni artista, ma nel comprendere quali diritti economici possano essere rappresentati e gestiti in modo più efficiente, trasparente e sostenibile.
La trasformazione più importante sarebbe culturale, cioè passare da un sistema nel quale i creator si scambiano soltanto visibilità a un sistema nel quale imparano a negoziare competenze, responsabilità e valore economico. Il vero vantaggio competitivo potrebbe appartenere a chi saprà unire strumenti nuovi e conoscenze profonde. Conoscere la storia musicale per interpretare il presente, comprendere il marketing per raggiungere il pubblico, studiare l’economia per costruire attività sostenibili e sviluppare relazioni professionali per accedere a competenze che da soli sarebbe difficile acquisire. Forse siamo abituati a cercare le grandi opportunità soltanto dove esistono già grandi numeri. Osserviamo le classifiche, gli artisti più ascoltati, le acquisizioni dei cataloghi musicali e le piattaforme internazionali ma spesso il valore inizia a formarsi molto prima, quando qualcuno costruisce le competenze, le relazioni e le infrastrutture necessarie perché un progetto possa crescere.
ProsperT – Il magazine degli Ambiziosi in Carriera.
Nota editoriale: gli scenari relativi a equity, tokenizzazione e blockchain sono trattati a scopo culturale e informativo. Non costituiscono proposte di investimento, offerte di strumenti finanziari o indicazioni operative per l’emissione o la negoziazione di token.
Il mercato musicale sta già cambiando
Il dato che rende particolarmente attuale questa riflessione arriva dall'IFPI: nel 2025 i ricavi globali della musica registrata hanno raggiunto 31,7 miliardi di dollari, con una crescita del 6,4% rispetto all'anno precedente. Nello stesso periodo, il vinile ha registrato un incremento del 13,7%, confermando che il ritorno verso esperienze musicali fisiche convive con la crescita delle piattaforme digitali. Anche l'Unione europea rappresenta un mercato significativo: nel 2025 i ricavi della musica registrata hanno raggiunto 6 miliardi di euro, in aumento del 5,1%.
Per la parte dedicata alla tokenizzazione, è importante distinguere il modello imprenditoriale immaginato nell'articolo da un servizio finanziario già operativo. La Commissione europea chiarisce che le azioni tokenizzate rimangono strumenti finanziari soggetti alla relativa normativa, mentre il regime DLT Pilot consente specifiche sperimentazioni regolamentate.





