Un giovane avvocato che acquistava la sua prima berlina importante, un medico che dopo anni di studio riusciva finalmente a concedersi la macchina desiderata, un imprenditore che arrivava davanti alla propria azienda con l’automobile acquistata dopo il primo vero risultato economico. Non era soltanto una questione di cilindrata ma la materializzazione di un percorso !
Negli ultimi anni abbiamo progressivamente separato l’automobile dall’identità professionale. Mercedes, BMW, Jaguar, Alfa Romeo, Porsche e altri grandi marchi non vendevano soltanto mezzi di trasporto, vendevano anche una certa idea di arrivo professionale.
Naturalmente il valore di un professionista non si misura dall’automobile che guida. Un’auto costosa non rende competente un manager e una vettura economica non sottrae nulla al valore di una persona ma sarebbe altrettanto ingenuo sostenere che gli oggetti non abbiano mai avuto un significato sociale.
L’ambizione ha bisogno anche di simboli. Non per dimostrare agli altri quanto possediamo, ma talvolta per ricordare a noi stessi quanta strada abbiamo percorso e in questo la differenza fondamentale sta nel rapporto tra simbolo e sostanza. Comprare un’automobile per apparire ricchi senza esserlo significa costruire rappresentanza sul debito.
Quanto capitale tornerebbe a circolare tra concessionari, officine specializzate, carrozzerie, assicurazioni, ricambisti e servizi collegati?
Dietro quella che superficialmente può apparire come una passione esiste una filiera composta da migliaia di imprese e professionisti e quindi famiglie che portano a casa il pane.
Forse non abbiamo bisogno di tornare indietro, abbiamo bisogno di tornare a desiderare. È questo il tema che interessa maggiormente ProsperT.
Non il bollo in sé. Ma ciò che rappresenterebbe una sua eventuale eliminazione per una generazione alla quale troppo spesso viene insegnato soltanto a ridimensionare le proprie aspettative.



